David Bassi
Se si domanda ad un compositore o ad un pittore come fa ciò che gli riesce naturalmente, senza dubbio l'unica risposta, che trascende la mera tecnica, è nel talento, in ciò che uno riesce ad estrarre da se stesso. Posso iniziare solo in questa maniera a parlare di cio' che mi viene naturale, ovvero essere in completa armonia con i cavalli, creare con loro un contatto diretto ed intimo in breve tempo.
Di certo la passione dei cavalli è nata con me: fin da bambino ho sentito una forte attrazione verso questo animale, solo con i cavalli stavo bene ed ero in pace con me stesso.
Iniziai ad andare a cavallo quando frequentavo la prima elementare, su suggerimento di uno psicologo e andavo al maneggio in bicicletta facendo 6 km all'andata e altrettanti al ritorno, anche solo per vedere i cavalli. ricordo che mi facevano montare sempre cavalli difficili, che però con me si comportavano in modo tranquillo. Vista la mia insistente richiesta di avere un cavallo tutto per me, mio padre, ex campione di nuoto, mi promise che se riuscivo a scendere sotto un certo tempo nei 50 mt stile libero, mi avrebbe comprato il cavallo. Ottenni quel risultato con grande impegno e fatica, ma la promessa non fu mantenuta e il mio cuore si chiuse nei confronti dei cavalli, al punto che solo oggi mi rendo conto che gran parte del senso di inadeguatezza che ho percepito negli anni successivi è derivato da quell'episodio.
Negli anni seguenti, l'incontro che mi scosse di più avvenne mentre mi trovavo in Australia per motivi di studio, quando ebbi modo di conoscere un nativo americano che lavorava i cavalli in una grande farm. In quel periodo non parlavo bene l'inglese e mi limitai ad un'attenta osservazione dei movimenti del nativo mentre approcciava i cavalli, poi, con il migliorare della mia conoscenza linguistica, capii meglio anche il lato spirituale del suo particolare approccio all'animale. Il suo primo, prosaico insegnamento fu : “Un indiano scende da cavallo per fare pipì, dove lega il cavallo?”. Potrà sembrare sciocco, ma rende perfettamente l'idea della simbiosi che esisteva tra l'indiano e il suo cavallo.
Dal mio ritorno in Italia, nell'autunno del 1984, fino al nuovo secolo, ho coltivato la mia passione per i cavalli e per le tecniche di doma all'insaputa di tutti, amici parenti, fidanzate, per paura di essere nuovamente deluso da chi mi circondava. Ho cercato ossessivamente di ritagliare degli spazi all'interno della mia vita, che passava dallo studio universitario al lavoro nel mondo moda e quello presso l'azienda di famiglia, cercando di ricreare quella magia che avevo vissuto quando ero in Australia. Ad esempio, cercavo di entrare in contatto con cavalli il più possibile allo stato naturale per poter praticare e sperimentare ciò che avevo appreso, ma oltre a questo volevo raffrontarmi con altre teniche di cui leggevo sulle varie riviste specializzate, così in occasione dell'arrivo in città dei vari circhi, andavo a vedere le prove di addestramento dei cavalli per carpire i loro segreti.
Negli anni ho avuto modo di avvicinarmi, sempre con l'atteggiamento di chi ha tutto da imparare, alla monta argentina, allla monta buttera, a quella inglese, alla monta western. Dopo il crollo dell'ex-unione sovietica ho avuto modo di conoscere un uomo di cavalli proveniente dagli Urali mentre dalla metà degli anni 90 sono venuto a conoscenza delle tecniche della doma naturale americana, delle quali ho notato subito le similitudini con ciò che il Nativo mi aveva trasmesso. E' stato per me immediato ricondurre l'origine degli insegnamenti dei grandi uomini di cavalli americani alla radice da cui avevano probabilmente preso ispirazione.
Nel momento peggiore della mia vita, mi regalarono un purosangue di 11 anni, di nome “Leeve Laine”e dentro di me una diga si ruppe: la bramosia di dimostrare ciò che ero in grado di fare mi fece dimenticare alcuni degli insegnamenti più importanti, portandomi a concentrarmi esclusivamente sulla manualità della tecnica, ottenendo dei risultati solo in tempi molto lunghi. In seguito molte delle cose che avevo solo “visto” riemersero dal mio cuore e divennero chiare all'improvviso: capii la grande importanza che risiede negli esercizi di meditazione, che effettuo prima di avvicinarmi ai cavalli, i quali mi permettono di essere veramente “presente” e di comunicare loro tutta la mia essenza, nonché di avere risultati apprezzabili in tempi molto brevi.
Descrivere la tecnica in ogni suo particolare è alquanto difficile anche perché non si può, come molti fanno, ridurre a degli schemi rigidi l'addestramento. Ogni cavallo è differente da un altro ed ogni giorno è differente dall'altro, noi stessi siamo diversi ogni giorno. Ciò che è davvero fondamentale, è la preparazione, mentale e spirituale, prima di iniziare una sessione di lavoro, che permette di entrare in sintonia con l'animale. Se devo dare un nome a questo approccio, lo chiamerei “l'approccio del cuore”
Quando un cavallo viene destinato all'associazione, lo porto a mano presso il nostro centro e lo metto in un grosso paddock. Osservo il suo comportamento e le sue reazioni al mio approccio, percependo un qualcosa, sempre diverso da un cavallo all'altro, che è lo spunto per iniziare il suo recupero. Lo trasferisco poi in un altro paddock, questa volta confinante con il territorio a disposizione dei cavalli liberi e osservo come si relaziona con i suoi simili. Le fasi successive,quasi tutte a terra, sono preparatorie per la salita a cavallo, che avviene la prima volta con sella, cavezza indiana, e una lunghina. In seguito si toglie la sella, mantenendo la cavezza e la lunghina, per poi invertire l'approccio, utilizzando la sella senza cavezza e lunghina. Si passa alla fine alla monta a pelo, con il solo ausilio di uno string. Con tale metodica si riesce a condurre un cavallo, in questo caso un purosangue, a svolgere persino una monta da lavoro e tutti gli esercizi tipici dell'equitazione.
Un ulteriore, importante svolta alla ”metodica del cuore”, fu data dall'incontro con il Lama Gomo Tulku, ventitreesima reincarnazione di un'importante figura storica della complessa gerarchia religiosa del Tibet, avvenuto al centro buddistico di Pomaia. Il Lama mi impartì degli insegnamenti spirituali che, insieme a quanto ho poi appreso tramite i corsi tenuti presso lo stesso centro dal dott. Vincenzo Tallarico, hanno aperto dentro di me una finestra, che si affaccia su un mondo tutto nuovo.
Non è solo la tecnica che serve, ma il cuore, giungere all'essenza di ciò che si è realmente, per potersi mettere in contatto diretto con il cavallo, per poter cavalcare i purosangue alla stregua dei mustang indiani.
La mia passione si è incontrata, durante una passeggiata a cavallo lungo le spiagge del litorale pisano, con quella della mia compagna Monica Citti. Insieme abbiamo fondato l'associazione onlus Aquila Nera, che ha sede a Rosignano Marittimo (LI), il cui scopo principale è recuperare cavalli ( in particolare purosangue ) destinati al macello, arrivati a fine carriera o con particolari problemi comportamentali. Questi cavalli entrano nell'associazione e vengono mantenuti liberi di muoversi in branco su tutto il territorio a disposizione di Aquila Nera sotto l'attento controllo dei responsabili tecnici, che li osservano ogni giorno per notare ogni possibile problema.
Aquila Nera si prefigge anche di divulgare la monta indiana e l'approccio ad una equitazione naturale, fuori dai canoni tradizionali, con costi contenuti e di creare delle sinergie didattiche extrascolastiche per coinvolgere le scuole e soprattutto i più giovani nella riscoperta del rapporto uomo-cavallo.






